Presentazione

IMAGINARIO

Il nome stesso dell’Associazione, Imaginario, contiene gli indizi principali per richiamarne gli scopi:

–    immagine, dunque tutto ciò che ha a che fare con le arti visive;

–    immaginare, ovvero le attività del pensare, del concepire, dell’ideare, del progettare, del creare;

–    concretizzare ed eseguire ciò che attraverso l’attività dell’ ‘immaginare’ attraverso ‘immagini’ resterebbe soltanto ‘immaginario’ e quindi, assolutamente sprecato rispetto alle proprie potenzialità.

I contenuti intorno ai quali l’Associazione si propone di esercitare le proprie attività sono sia quelli legati più strettamente alle arti visive, ma anche quelli dell’interazione delle varie forme artistiche tra di loro e della comunicazione ad ambiti diversi.

Quando si parla di immagine, la prima associazione mentale che sorge è con le arti visive.

Le arti visive comprendono al loro interno una moltitudine di forme che vanno da quelle ‘statiche’ quali la pittura e la scultura (arti plastiche in genere), la grafica e la fotografia, a quelle ‘dinamiche’ quali la cinematografia ed il teatro. Alla grafica, poi, è riconducibile filologicamente la scrittura (si pensi alla vicinanza del segno grafico come lingua scritta sino-nipponica con la pittura grafica ad inchiostro buddhista e confuciana), dunque la resa grafica statica della comunicazione orale dinamica. Dalla comunicazione orale, formata da contenuti rivestiti da suoni, si arriva poi naturalmente alle forme sonore dell’arte, alla musica.

L’asse portante di Imaginario risulta dunque essere la comunicazione nelle sue forme più eterogenee. Il suo scopo è quello di offrire, attraverso una analisi filologica ed antropologica della comunicazione, una serie di risorse per poter fruire in modo propositivo e non solo passivo, sia a livello di retrospettiva critica sia a livello di strumenti innovativi, di tutti gli strumenti comunicativi, siano essi tecnologici che tradizionali.

Sin dalla preistoria l’uomo ha voluto fissare attimi della propria esistenza, momenti ed eventi che avessero particolare rilievo per sé e per la comunità: negli stessi riti erano inscindibilmente legate immagini bidimensionali (come le pitture murali o le decorazioni sugli oggetti rituali usati) e immagini sonore in un unico significante intelligibile a tutti. Nel corso della storia l’immagine visiva è andata via via a separarsi da quella sonora, ma attraverso l’esperienza cinematografica e televisiva è avvenuto un riavvicinamento nel quale la prima tende tuttavia a prevalere sulla seconda. In tutte le civiltà, indistintamente, e in ogni epoca l’immagine visiva ha avuto una rilevanza culturale grandissima in quanto non solo permetteva, ma spesso era proprio preposta a rendere comprensibile e quindi a comunicare concetti anche astratti a persone prive di formazione (si pensi alle immagini e ai simboli sacri). L’immagine, dunque, risulta essere una delle forme di comunicazione più utilizzata ed utile per l’immediatezza e la facilità di fruizione non solo nella società contemporanea.

In virtù del fatto che è fruibile dalla maggioranza degli individui, anche di lingua e cultura differenti, questa viene utilizzata per codificare tutta una serie di segnali che debbano essere immediatamente comprensibili. Le immagini espletano quindi la loro funzione d’intermediazione tra culture e linguaggi/lingue, ma allo stesso tempo e con effetto uguale e contrario anche da diffonditrici di culture e linguaggi e da livellatrici o uniformatici delle diverse culture e dei diversi linguaggi. La duplice potenzialità è insita nelle immagini stesse e i loro effetti, interpretabili al contempo in modo positivo e negativo, non sono da esse scindibili.

La crescente esposizione delle masse a tutte le forme di comunicazione visiva, si pensi ad esempio al tempo che le nuove generazioni passano davanti al televisore, ha portato le persone a subire passivamente tutto ciò che viene loro esposto, dalla parola scritta fin ultimo al mezzo visivo. La saturazione ha, da un lato, atrofizzato il senso critico e dall’altro ha fatto perdere la necessaria conoscenza delle regole e delle logiche che stanno alla base del mezzo stesso. È invece auspicabile che vengano (ri)forniti i mezzi interpretativi e critici, affinché  la valenza negativa delle immagini, e in senso più lato della comunicazione visiva, possa essere coscientemente rilevata. Resta interessante sottolineare come la memoria dei grandi fatti/eventi passi sempre più attraverso la comunicazione prima prevalentemente auditiva, ora audiovisiva, se non addirittura solo visiva.

Ogni immagine può essere intesa come nodo temporale intessuto da eventi precedenti e seguenti: ogni evento presente risulta essere innervato dalle necessità di eventi passati e dalle possibilità di eventi futuri. È in conseguenza di tale ragione che le immagini, di qualsivoglia soggetto e sottostanti a qualsivoglia intento, devono essere contestualizzate a livello storico e/o territoriale in modo da potervi attribuire la (giusta) interpretazione. All’interno del contesto più consono le immagini possono rievocare e restituire il loro reale spessore senza dare adito a fraintendimenti. In una simile prospettiva le immagini possono essere considerate come mezzo mediante di un ‘dialetto universalmente comprensibile’…